Scienza pop
tibi | 30 Gennaio, 2007 20:50
Dibattiti, cartoni animati, kit illustrativi. Non sono gli strumenti per un nuovo programma di educazione ambientale da diffondere nelle scuole, ma un sistema integrato di interazione con il pubblico, con il quale il governo inglese spera di stimolare la gente ad esprimere la propria opinione sul futuro della scienza e della tecnologia. Chiamato Sciencehorizon, è un programma finanziato pubblicamente per stimolare la partecipazione e la discussione sulle nuove applicazioni tecnologiche. Servirà a far saltare fuori speranze e paure, a chiarire i dubbi, capire quali possono essere i limiti di tolleranza e quale la linea di confine tra eventuali costi e benefici di una tecnologia.
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c'era una volta Davos...e c'è ancora!
tibi | 23 Gennaio, 2007 14:50
Le elite dell'economia mondiale, i grandi capitalisti che muovono il mondo in parallelo e al di sopra dei governi, si incontrano in questi giorni a Davos, in Svizzera, per il tradizionale appuntamento del World economic forum, summit ben più efficiente ed esecutivo del G8.
All'incontro accorrono sempre moltissime persone, l'elenco è lunghissimo.
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Il ritorno del Ddt
tibi | 17 Gennaio, 2007 10:14
A volte ritornano. E questa volta tocca al Ddt, il famigerato insetticida della classe dei clorurati organici, rinvenuto anche a decenni dalla sua messa fuori commercio nel latte delle donne o nel grasso degli animali che vivono nelle aree più estreme.
Il messaggio è forte: la malaria sta uccidendo milioni di persone in Africa, non possiamo più permetterci di salvare gli uccelli e mietere vittime umane. Il ddt è servito a eliminare la malaria nei paesi occidentali fino a gli anni settanta, dunque servirà anche ora. Il Ddt è il mezzo migliore, non ci sono rischi per la salute, lo si può usare in grandi aree, è economico, di facile applicazione. Uno strumento perfetto.
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In ospedale 3: corpi
tibi | 09 Gennaio, 2007 13:33
Corpi. In ospedale ce ne sono tanti. E hanno vari problemi. Sudano, fanno le puzze, emettono liquidi di vario genere tra cui l'orrido sangue, sono brutti, grassi, flaccidi, dai coloriti cerei. In più, per identificarli, si usano codici numerici (il numero di letto, il settore dell'ospedale, il reparto, la matricola...). Con tutto quello che questo comporta nell'ambito delle fantasie sociali profonde, rimosse, non risolte, generazioni fa. In ospedale i corpi devono restare tali, punto e basta, vale a dire: non devono anche appartenere a persone. Le persone amano, ridono, soffrono, esprimono opinioni, in alcuni casi persino desiderano avere una capacità autonoma di valutazione della situazione. E questo non si fa: il sistema medico perepisce la autoaffermazione come un vero e proprio attacco terroristico, da preverire e sopprimere in tutti i modi.
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In ospedale 2: il personale delle pulizie
tibi | 07 Gennaio, 2007 11:43
Sono sempre qui nel mio punto di osservazione privilegiato. Entra la signora che fa le pulizie ogni mattina alle 9.30 circa. L'ho osservata a lungo, lei come le altre con cui si alterna nel turno. Guarda fisso in terra. Ma non è una maniaca della macchia. I suoi occhi non stanno cercando attentamente l'orrenda particella di sporco, che pure viene vista con lo sguardo periferico. Evidentemente sono rivolti all'interno. Avvolta da uno scafandro che la rende inossidabile davanti a malati, letti, siringhe, via vai di infermieri, vive in un suo universo. Forse pensa ai figli lasciati in Ecuador, forse al marito che ieri sera ha come sempre esagerato con l'alcol, forse al padrone di casa. Eppure sembra senza emozioni. L'unica emozione che ho percepito in questo periodo è stato il leggero accenno di pianto fatto da un'altra signora che puliva, nel primo ospedale in cui sono stata ricoverata. Ma la situazione era davvero diversa: in camera di rianimazione, mentre un uomo veniva strappato alla morte con un massaggio cardiaco, un gruppo di medici accanto a una donna in coma non tratteneva le risate per non si sa quale raccontino. La signora continuava a pulire, con lo sguardo rivolto verso il basso. E una piccolissima, invisibile lacrima nell'occhio. Negli ospedali c'è una stretta gerarchia.E i lavoratori delle pulizie occupano l'ultimo posto.
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a pensare....in ospedale
tibi | 06 Gennaio, 2007 14:44
vabbè, una piccola scivolata personalistica me la potevo permettere pure io, Non avendo la fortuna di Fabrizio <gatti, che viene pagato dall'Espresso per fare il giornalista di inchiesta, per entrare in ospedale ho scelto la via più difficile: un attacco di pancreatite acuta. Inutile farsi domande: non avevo mai sentito parlare di questa patologia. E ora sono qui, in una corsia del San Raffaele, e il cervello che non sa stare zitto,
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