Quello che è viene messo qui sotto è un comunicato stampa. Uno di quelli che arrivano nelle redazioni dei gironali. I toni sono i soliti: enfatici, diretti. Sono quelli di chi non dubita mai, e di chi ha in mano la Grande Occasione del Mercato. Anche il prodotto è il solido: uno squallido video game che ti fa giocare da vero soldato. Perché sia chiaro a tutti (ma purtroppo non lo sarà mai) che l'unico vero divertimento della razza umana è usare le armi, uccidere, lottare. Altrimenti perché dovremmo ritenerci migliori di altri? Ma la grande macchina della pubblicità, quella che bada al sodo, riesce a trasformare anche il prodotto peggiore, e a renderlo appetibile. Come? Captando quelle che sono le tendenze e gli interessi più vivaci del momento. Così si scopre che sono diventati di moda la collaborazione, il lavoro di squadra, la condivisione. E che queste cose sono buone anche per vendere una sparatoria in più. E visto che questo tipo di prodotti arrivano al consumatore solo dopo che sono stati adottati per l'addestramento delle truppe vere, si scopre pure che anche fare la guerra è un atto cooperativo.
Milano- 27 luglio 2007 – Non sei più solo, soldato, non più!
Con questo claim, Electronic Arts ha rivelato oggi i dettagli del
titolo d’azione che è stato top secret per tutto lo scorso anno.
Sviluppato nella boutique creativa di EA, gli Studios di produzione e
sviluppo situati a Montréal, Canada, questa nuova, originale, proprietà
intellettuale ridefinirà il genere di “sparatutto in multiplayer
cooperativo” quando sarà lanciato per piattaforme next gen, PS3 e Xbox
360, nel corso del 2007. “ARMY OF TWO” condurrà i videogiocatori
nei punti più caldi del pianeta, sull’onda dei conflitti riportati sui
titoli dei giornali, dove potranno utilizzare strategie e tattiche
uniche di collaborazione fra due giocatori, servendosi con la stessa
efficacia del supporto di un “Partner AI” (PAI) o un altro
videogiocatore in carne e ossa.
(Continua)
Non mangiare carne non è una scelta da animalisti. O meglio non
solo. E invece soprattutto una soluzione da adottare per evitare che il
pianeta diventi un forno e una pattumiera. La prova definitiva (o
quasi), arriva da una ricerca effettuata da un gruppo dell'istituto
giapponese di scienza animale di Tsukuba. Oggetto dello studio era
l'impatto ambientale della produzione di carne sull'effetto serra,
l'acidificazione e l'eutrofizzazione delle acque e il consumo di
energia. I risultati parlano chiaro: la produzione di un chilo di
carne, per quanto riguarda le emissioni di gas serra, produce gli
stessi effetti di un'automobile di media cilindrata che viaggia per 250
chilometri. O quelli di una lampada da 100 watt lasciata sempre accesa,
notte e giorno, per 20 giorni. Un chilo di carne corrisponde infatti a
36,4 chili di anidride carbonica rilasciata in atmosfera, pronta a
catturare l'energia infrarossa emessa dal terreno, e a intrappolarla.
Non è l'unico regalo: ci sono anche 340 grammi di biossido di zolfo,
altamente corrosivo e componente delle piogge acide, 59 grammi di
fosfato, che fertilizzerà pure le piante, ma in realtà porta anche
all'eutrofizzazione delle acque,un fenomeno che porta a una esplosione
di vegetali e alla soffocazione degli animali che vivono nei fiumi e
nei laghi.
I calcoli giapponesi tengono conto solo dell'impatto dell'allevamento e
non delle strutture dell'azienda dove vengono tenuti gli animali, o del
trasporto degli animali e della carne macellata. Dunque l'impatto finale
potrebbe ancora più alto.
Una buona parte dei gas serra del chilo di carne vengono prodotti dalla
mucca quando è in vita: i gas intestinali che vengono emessi dal suo
sistema digestivo (detto in parole povere le scoregge che fa) sono
costituiti da metano, 4 volte più potente dell'anidride carbonica in
fatto di riscaldamento. E due terzi dell'energia consumata nel
processo, serve a trasportare il cibo per le mucche fino alla stalla.
Se il cibo fosse locale, il consumo fosse locale, si potrebbe ridurre
l'impatto. UNo studio svedese dimostra che la carne biologica, nutrita
con erba da pascolo invece che mangimi concentrati, consuma l'85 per
cento in meno di energia. Ma il sistema migliore, ovviamente, resta
quello di smettere di mangiarla. A meno che non venga offerta
direttamente da chi l'ha prodotta, nel luogo in cui l'ha prodotta. (Continua)





