C'é anche l'Australia, alla 13esima conferenza internazionale sul clima che si è aperta inquesti giorni a Bali, in Indonesia. E' la prima volta in quasi 11 anni che partecipa al summit delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. E la sorpresa è arrivata quando il premier australiano Rudd ha per prima cosa ratificato il protocollo di Kyoto. L'Australia, insieme a Cina e Stati Uniti era uno dei grandi dinosauri che non volevano sentir parlare di accordi internazionali e strategie per combattere l'effetto serra. E l'Australia è anche il Paese che ha il più alto tasso pro capite di emissioni di gas serra nel mondo. Il 50 per cento provengono da carbone.
Non mangiare carne non è una scelta da animalisti. O meglio non
solo. E invece soprattutto una soluzione da adottare per evitare che il
pianeta diventi un forno e una pattumiera. La prova definitiva (o
quasi), arriva da una ricerca effettuata da un gruppo dell'istituto
giapponese di scienza animale di Tsukuba. Oggetto dello studio era
l'impatto ambientale della produzione di carne sull'effetto serra,
l'acidificazione e l'eutrofizzazione delle acque e il consumo di
energia. I risultati parlano chiaro: la produzione di un chilo di
carne, per quanto riguarda le emissioni di gas serra, produce gli
stessi effetti di un'automobile di media cilindrata che viaggia per 250
chilometri. O quelli di una lampada da 100 watt lasciata sempre accesa,
notte e giorno, per 20 giorni. Un chilo di carne corrisponde infatti a
36,4 chili di anidride carbonica rilasciata in atmosfera, pronta a
catturare l'energia infrarossa emessa dal terreno, e a intrappolarla.
Non è l'unico regalo: ci sono anche 340 grammi di biossido di zolfo,
altamente corrosivo e componente delle piogge acide, 59 grammi di
fosfato, che fertilizzerà pure le piante, ma in realtà porta anche
all'eutrofizzazione delle acque,un fenomeno che porta a una esplosione
di vegetali e alla soffocazione degli animali che vivono nei fiumi e
nei laghi.
I calcoli giapponesi tengono conto solo dell'impatto dell'allevamento e
non delle strutture dell'azienda dove vengono tenuti gli animali, o del
trasporto degli animali e della carne macellata. Dunque l'impatto finale
potrebbe ancora più alto.
Una buona parte dei gas serra del chilo di carne vengono prodotti dalla
mucca quando è in vita: i gas intestinali che vengono emessi dal suo
sistema digestivo (detto in parole povere le scoregge che fa) sono
costituiti da metano, 4 volte più potente dell'anidride carbonica in
fatto di riscaldamento. E due terzi dell'energia consumata nel
processo, serve a trasportare il cibo per le mucche fino alla stalla.
Se il cibo fosse locale, il consumo fosse locale, si potrebbe ridurre
l'impatto. UNo studio svedese dimostra che la carne biologica, nutrita
con erba da pascolo invece che mangimi concentrati, consuma l'85 per
cento in meno di energia. Ma il sistema migliore, ovviamente, resta
quello di smettere di mangiarla. A meno che non venga offerta
direttamente da chi l'ha prodotta, nel luogo in cui l'ha prodotta. (Continua)
Il messaggio è forte: la malaria sta uccidendo milioni di persone in Africa, non possiamo più permetterci di salvare gli uccelli e mietere vittime umane. Il ddt è servito a eliminare la malaria nei paesi occidentali fino a gli anni settanta, dunque servirà anche ora. Il Ddt è il mezzo migliore, non ci sono rischi per la salute, lo si può usare in grandi aree, è economico, di facile applicazione. Uno strumento perfetto. (Continua)
Il governo indiano ha approvato un finanziamento di 250 milioni di dollari per favorire la produzione di biofuel in 15 Paesi dell'Africa orientale.
Non si tratta dunque del classico progetto di aiuto che parte dai Paesi del primo mondo per autare, o sfruttare, le economie del sud. In questo caso il fondo è stato messo a punto dalla Ecowas Bank of investment ad development, istituita dagli stati africani a partire dall African Growth and Opportunity Act , un accordo siglato nel 2000, dalla Economic Community of West African States (ECOWAS) , una sorta di Unione europea africana, formata da Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo.
(Continua)
da Laser: http://www.e-laser.org/new/news.asp?idNews=546
Esistono ancora frazioni estreme dell'ambientalismo? A cosa servono o a cosa sono servite le loro azioni? In Italia di questi argomenti se ne parla raramente. Non è così dove si produce ricerca, vale a dire in Paesi come Usa e Gran Bretagna, dove la presenza degli ecologisti radicali è così forte che anche gli ambienti più consolidati sono costretti a fare i conti con la loro presenza. In Inghilterra per esempio, grazie a un forte dibattito sull'uso degli animali da laboratorio, sono state introdotte leggi per la limitazione delle cavie, e sono stati incentivati metodi di sperimentazione alternativi. Si trattava di un argomento che ormai faceva parte del dibattito pubblico, e la necessità di frenare stragi inutili nei laboratori sembrava ormai un obbligo morale. Però ha avuto un effetto positivo, tanto che poi i principi della legge inglese sono stati presi in esame anche all'interno dell'Unione Europea.
(Continua)





