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Proteste nelle strade in Sengal: lo spettro dei biocarburanti
tibi | 27 Novembre, 2007 21:55

L'anno scorso erano stati i messicani a protestare per i prezzi delle tortillas. Quest'anno tocca invece al nord Africa: in Mauritania, Senegal, Marocco, paesi dove le importazioni dei cereali sono cospicue, stanno venendo a galla gli effetti della competizione per le derrate alimentari sui mercati globali e del rialzo dei prezzi del petrolio.
In Mauritania per esempio i prezzi del grano sono saliti nell'ultimo anno da 200 dollari/t a 360 dollari/t. Il governo ha reagito con violenza alle dimostrazioni nelle strade di molte cittadine del sud est del paese, contro il rialzo dei prezzi dei prodotti alimentari. E a Kankossa, vicino alla frontiera con il Mali, mentre la folla cercava di entrare e occupare la casa del prefetto regionale, un ragazzo di 18 anni è stato ucciso dalla polizia.


Il 23 settembre c'erano state manifestazioni anche in Marocco e Costa d'avorio.
Gli aumenti si stanno verificando in tutta l'Africa occidentale, dove il vertiginoso incremento del costo del barile del greggio  ha spinto molti agricoltori ad abbandonare le coltivazioni tradizionali, per convertire molte parcelle di terreno alla coltivazione di biocarburanti.
Anche in Italia il pane è aumentato, e sono aumentati di conseguenza anche latte e carne. Ma da noi non ci vuole molto ad assorbire il colpo. E i rialzi sono stati già dimenticati.
La situazione è invece completamente diversa in altri angoli del mondo, dove la gente vive con un dollaro al giorno e dove piccole differenze nel paniere degli alimenti essenziali, possono contare moltissimo.
In Senegal per esempio il malcontento generale sui prezzi è servito da pretesto per innescare una reazione più ampia. A Dakar sono state imposte nuove regole per la vendita ambulante, e la reazione è diventata violenta. La capitale, settimana scorsa, è stata presa d’assalto dai venditori che il governo ha deciso di mandare via per fare di Dakar una “città pulita” e “moderna”. e che si è trasformata in una più ampia manifestazione di malcontento generale contro il carovita.
In Senegal, da sempre un modello di stabilità in Africa e considerato una delle democrazie più mature del continente, la molla che ha fatto scattare le proteste è stata una decisione presa dal presidente Abdoulaye Wade, che ha deciso di bloccare il tradizionale scambio di merci per le vie della città per rendere il traffico più fluido.  Il governo sta cercando da diversi mesi di trasformare Dakar: sono in costruzione nuove strade e nuovi alberghi, in vista dell' undicesimo summit della conferenza islamica (Oic) che si terrà il prossimo marzo. Il presidente Wade è entrato in carica nel 2000, ed è stato rieletto nel marzo del 2007 con il 56 per cento dei voti, ma l'opposizione lo ha sempre criticato perché non ha mantenuto la promessa di migliorare lo standard di vita nel Paese, dove la popolazione, 12 milioni di persone, vive soprattutto di agricoltura e pesca.
Ciononostante, come la vicina  Mauritania il Senegal è fortemente dipendente dal mercato internazionale per l'importazione dei prodotti essenziali, come grano o riso. e produce meno del 50% dei cereali di cui ha bisogno.  
Il mercato centrale di Dakar, Sandaga, è governato dai Mourides, un gruppo pro Wade. Sandaga è un mercato di tessuti e cibo, e ha avuto una impressionante crescita negli ultimi dieci anni. Non a caso: in Senegal la disoccupazione arriva al 60 per cento della popolazione, e l'unica attività possibile per procurarsi un reddito è la vendita. Sandaga è un punto di scambio e di riuso delle merci, ma è  diventato sempre più  importante perché sempre i giovani vedono il mercato come unico sbocco professionale. I mercanti che arrivano qui provengono soprattutto dalla regione di Baol e sono tutti Mourides, come la maggior parte degli  immigrati senegalesi che arrivano in Italia e Francia.  
Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf (senegalese) in ottobre aveva indicato di rischi di problemi sociali e politici generati dall'aumento dei prezzi dei cereali.  E chiudere il mercato in un momento in cui aumentano i prezzi degli alimenti di base è sembrato un invito a salire sulle carrette del mare per raggiungere, ancora una volta, l'Europa.



Il presidente tiene molto alla modernizzazione del Senegal: per riuscire a trasformare e a ripulire la città ha chiesto una organizzazione che permette alle squadre di lavoro di lavorare 24 ore su 24. Wade è anche uno dei promotori del Digital solidarity fund, un'organizzazione che è stata creata per superare il digital divide che separa l'Africa dal resto del mondo. In Senegal tutte le scuole si stanno equipaggiando con i computer e grazie a una organizzazione scolastica che ha sempre funzionato, i bambini dai 2 ai 16 anni ricevono una alfabetizzazione informatica. Il presidente, che

In questo momento dunque non è mancato il tentativo di interpretare le rivolte delle strade come una dimostrazione di forza del partito di opposizione socialista. In realtà, proprio

Grazie alla rete internazionale che sono riusciti a mettere in piedi, riescono a vendere sul mercato le merci a prezzi inferiori rispetto ai negozi di Dakar, soprattutto elettronica e cosmetici.

Negli stessi giorni delle proteste si è tenuta una manifestazione del sindacato, contro il costo della vita e in particolare quello delle derrate di sostegno e degli affitti.

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